Tema
Il potere e la prepotenza
Dal signorotto di paese al governatore: una catena di poteri che si sostengono a vicenda.
Il Seicento del romanzo è una piramide di prepotenze. In basso don Rodrigo, tiranno di un paese, con i suoi bravi. Sopra di lui il conte zio, che non ha bisogno di bravi perché gli basta una parola al padre provinciale. Più in alto il governatore, a cui la guerra importa più della fame e della peste. Ciascuno copre l'altro, e chi non ha protezioni paga.
Manzoni mostra come il potere funziona: non con la violenza aperta, che è l'eccezione, ma con l'intimidazione, il favore, la reticenza. La scena del pranzo tra il conte zio e il padre provinciale è un trattato di politica in poche pagine: «sopire, troncare».
Esiste però un altro modo di usare il potere, e il romanzo lo incarna nel cardinale Federigo e nell'innominato convertito: l'autorità messa al servizio di chi non ne ha. È la stessa energia, rivolta altrove.
Don Rodrigo
Il conte zio
L'innominato
Il cardinale Federigo Borromeo
Don Gonzalo Fernández de Córdoba