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Capitolo 28

La carestia e i lanzichenecchi

  • Quando dall'11 novembre 1628 all'autunno del 1629
  • Dove Milano
  • Sequenze 12

Leggi il testo del capitolo circa 34 minuti

In breve

Dopo il tumulto il pane a buon mercato dura poco: le scorte finiscono e la carestia, tra l'inverno del 1628 e il 1629, diventa spaventosa. Milano si riempie di mendicanti; molti vengono chiusi nel lazzaretto, dove muoiono in massa. Il raccolto del 1629 porta sollievo.

Arriva però la guerra: per l'assedio di Mantova l'imperatore manda un esercito di lanzichenecchi, che nell'autunno del 1629 attraversa il Milanese saccheggiando e portando con sé la peste. Don Gonzalo viene richiamato e parte tra gli insulti; lo sostituisce Ambrogio Spinola. Le truppe calano dalla Valtellina verso il territorio di Lecco.

Analisi del capitolo

Il falso ritorno dell'abbondanza

Si torna ai giorni dopo il tumulto. Il pane è di nuovo a buon mercato, e tutti ne approfittano finché dura: si consuma senza misura ciò che avrebbe dovuto bastare fino al raccolto. Le gride si moltiplicano: limiti agli acquisti, pene per gli incettatori, pane di mistura con il riso, divieto di portare pane fuori città. Sono rimedi che curano l'effetto e aggravano la causa. La sommossa ha ottenuto questo: sprecare una parte del poco grano che c'era.

La fame

Nell'inverno e nella primavera del 1629 la carestia mostra tutto il suo volto. Botteghe chiuse, operai senza lavoro, servitori licenziati, bravi congedati che chiedono l'elemosina; e dal contado, spogliato anche dai soldati, una fiumana di contadini che entra in città a cercare pane. Per le strade si muore.

La carità di Federigo

Il cardinale organizza i soccorsi: sceglie sei preti e li manda a coppie per la città, seguiti da facchini con cibo e vesti; distribuisce minestre di riso ogni giorno all'arcivescovado; manda denaro e grano nella diocesi. Il narratore ne rende conto con ammirazione, e subito ne indica il limite: davanti a un bisogno così grande, la carità di un uomo non può bastare.

Il lazzaretto

In primavera, per timore di un'epidemia, si decide di raccogliere tutti i mendicanti nel lazzaretto, il grande recinto fuori porta Orientale costruito per gli appestati. Molti ci vanno di propria volontà, altri sono portati a forza: in poco tempo sono diecimila, ammucchiati sulla paglia, nutriti male. La mortalità cresce a tal punto che il provvedimento viene revocato: i sani sono rimandati via, gli infermi portati a un ospizio. Con il nuovo raccolto la fame finisce.

I lanzichenecchi

Finita la carestia, arriva la guerra. Per l'affare di Mantova l'imperatore manda in Italia un esercito, che deve attraversare il Milanese. Si sa che quelle truppe portano la peste: il medico Alessandro Tadino lo fa presente al governatore, che risponde di non poterci fare nulla. Don Gonzalo, richiamato per i cattivi esiti della guerra, lascia Milano tra le fischiate; gli succede Ambrogio Spinola. Nel settembre del 1629 i lanzichenecchi scendono dalla Valtellina, saccheggiando paese dopo paese: Colico, Bellano, la Valsassina, il territorio di Lecco.

Per l'interrogazione

Da ricordare

  • Dopo il tumulto la carestia peggiora: inverno 1628-29.
  • I mendicanti sono chiusi nel lazzaretto.
  • Autunno 1629: i lanzichenecchi scendono nel Milanese e portano la peste.
  • Don Gonzalo è sostituito da Spinola.

Possono chiederti

  • Perché il tumulto ha peggiorato la carestia?
  • Che ruolo ha il cardinale Federigo durante la fame?
  • Come arriva la peste in Lombardia?

Le sequenze

12 sequenze: 3 narrative, 2 narrative e descrittive insieme, 7 descrittive o di digressione. Quelle con una parte descrittiva sono segnate dal bordo dorato. In rosso il modo della sequenza: dialogo, riflessione, ritratto di personaggio, descrizione di luogo, digressione storica; le altre sono di azione.

  1. descrittiva · digressione storica

    Situazione di Milano dopo il tumulto; provvedimenti assurdi e contraddittori delle autorità; miseria diffusa; interventi caritatevoli del cardinale Borromeo

    Tempo
    dal tumulto di san Martino (11 novembre 1628) alla primavera del 1629
    Luogo
    Milano
  2. descrittiva · riflessione

    Riflessione del narratore sui provvedimenti contro la carestia, conseguenza l'uno dell'altro e tutti del prezzo imposto al pane; confronto con espedienti simili adottati in un paese e in un'epoca vicina

  3. descrittiva · riflessione

    Riflessione del narratore sull'assenza di sommosse nel colmo della fame: gli uomini si rivoltano contro i mali mezzani e si curvano sotto gli estremi

  4. descrittiva · digressione storica

    Il tribunale della sanità avvisa un pericolo di contagio; il tribunale di provvisione decide di radunare gli accattoni nel lazzaretto

    Tempo
    primavera del 1629
    Luogo
    Milano
  5. descrittiva · descrizione di luogo

    Descrizione del lazzaretto fuori di porta orientale

  6. narrativa e descrittiva · digressione storica

    Il lazzaretto è ripulito e gli accattoni cominciano ad affluire; situazione estremamente disagevole dei ricoverati

    Tempo
    primavera del 1629
    Luogo
    Milano
  7. narrativa · digressione storica

    Le autorità decidono di far sgomberare il lazzaretto

    Tempo
    primavera del 1629
    Luogo
    Milano
  8. descrittiva · digressione storica

    Col nuovo raccolto cessa la carestia

    Tempo
    estate del 1629
    Luogo
    Milano e contado
  9. descrittiva e narrativa · digressione storica

    Prosegue l'excursus sulla guerra di successione del ducato di Mantova; don Gonzalo è sostituito da Ambrogio Spinola; l'esercito tedesco scende verso la Lombardia e devasta tutti i paesi in cui passa; la gente scappa

    Tempo
    da marzo all'autunno del 1629
    Luogo
    Lombardia
  10. narrativa · digressione storica

    Il tribunale della sanità, avvisato che nell'esercito tedesco cova la peste, manda il Tadino da don Gonzalo, che risponde di non poterci far nulla; il presidente della Sanità respinge la proposta dei due medici di vietare ogni acquisto dai soldati

    Tempo
    1629, prima della calata dell'esercito tedesco
    Luogo
    Milano
    Personaggi
    don Gonzalo di Cordova, Alessandro Tadino, Senatore Settala, il presidente del tribunale della sanità
  11. narrativa

    Don Gonzalo, rimosso dal governo, lascia Milano tra i fischi e le sassate della folla, che lo incolpa della carestia

    Tempo
    1629, prima della calata dell'esercito tedesco
    Luogo
    Milano
    Personaggi
    don Gonzalo di Cordova, la folla, i trombetti
  12. descrittiva · digressione storica

    Le milizie del tempo: soldati di ventura senza disciplina, pagati poco e tardi, per i quali il saccheggio è un compenso tacitamente convenuto

Parole da sapere

alabardiere
Soldato armato di alabarda, un'asta con in cima una punta e una scure. Gli alabardieri scortano il capitano di giustizia.
curato
Il parroco, il sacerdote che ha la cura delle anime di un paese.
decurione
Membro del consiglio che amministrava la città di Milano.
garzone
Ragazzo o giovane lavorante di una bottega. I garzoni dei fornai portano il pane nelle case.
governatore
Il rappresentante del re di Spagna a capo dello Stato di Milano: nel romanzo don Gonzalo Fernández de Córdoba, poi Ambrogio Spinola.
lanzichenecchi
Soldati mercenari tedeschi dell'esercito imperiale. Scendono nel Milanese nel 1629 per la guerra di Mantova, saccheggiando e portando la peste.
lazzaretto
Ospedale per gli appestati. Quello di Milano, fuori porta Orientale, era un vasto recinto quadrato con una chiesa al centro.
tribunale della sanità
La magistratura che a Milano vegliava sulla salute pubblica. Riconosce la peste in ritardo e non ha i mezzi per contenerla.
tristo
Malvagio, cattivo (da non confondere con «triste»). «Quattro tristi» sono, per il mercante di Gorgonzola, i capi del tumulto.
vicario di provvisione
Il magistrato cittadino responsabile degli approvvigionamenti. Nel 1628 la folla lo ritiene colpevole della fame e ne assale la casa.

Mettiti alla prova

1. Chi sono i lanzichenecchi?
2. Che cosa portano con sé oltre al saccheggio?
3. Chi sostituisce don Gonzalo come governatore?