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Capitolo 29

La fuga al castello

Leggi il testo del capitolo circa 23 minuti

In breve

All'avvicinarsi dei lanzichenecchi il paese fugge. Don Abbondio, più spaventato di tutti, non sa dove andare; Perpetua nasconde i denari nell'orto; Agnese propone di rifugiarsi al castello dell'innominato, che ha aperto le porte a chi cerca scampo.

I tre partono insieme, tra i lamenti del curato, e fanno tappa dal sarto. L'innominato, diventato difensore della valle, ha armato servitori e contadini e organizzato l'accoglienza: resta sempre disarmato, alla testa di quella specie di guarnigione.

Analisi del capitolo

La paura di don Abbondio

Tra i tanti spaventati, il più spaventato è don Abbondio. Vuole fuggire e non sa dove: i monti non sono sicuri, il lago è agitato e le barche sono dall'altra parte, il Bergamasco è presidiato dai soldati veneziani. Gira per casa chiedendo consiglio a Perpetua, che ha altro da fare: mettere in salvo la roba. Dalla finestra chiama i parrocchiani che passano in fuga, e nessuno gli dà retta. Perpetua sotterra i denari in fondo all'orto, ai piedi del fico.

La proposta di Agnese

Arriva Agnese, con la sua gerla e un'idea: andare al castello dell'innominato, che ora è un santo e, insieme con gli scudi, le aveva mandato larghe offerte di servizi. Perpetua approva subito; don Abbondio dubita: convertito, sarà convertito davvero? Ma non avendo di meglio, le segue. Per strada si lamenta dei potenti che fanno le guerre e di Perpetua che ha nascosto male la roba; lei gli risponde per le rime.

Di nuovo dal sarto

Fanno tappa nel paese del sarto, che li riceve a braccia aperte e li tiene a desinare. Conferma che il castello è il posto più sicuro, e intanto cerca di far conversazione dotta con il curato, che pensa ad altro. Mostra con orgoglio una stampa del cardinale: non gli somiglia, e lui può dirlo, perché l'ha avuto in quella stanza. Poi procura un baroccio.

L'innominato dopo la conversione

Il narratore racconta che cosa è stato dell'innominato in quell'anno. Ha tenuto fede alla nuova vita: gira senza armi e senza scorta, pronto a subire le vendette che si è meritato; e nessuno lo tocca, perché l'umiliazione volontaria lo protegge meglio della forza. Dei bravi, molti se ne sono andati; i rimasti lavorano. All'annuncio dell'invasione ha aperto il castello, armato servitori e contadini, messo guardie agli accessi della valle, fatto provviste. Comanda come prima, ma per difendere.

Per l'interrogazione

Da ricordare

  • Fuga davanti ai lanzichenecchi.
  • Don Abbondio, Perpetua e Agnese si rifugiano dall'innominato.
  • Il castello è diventato un rifugio per tutta la valle.

Possono chiederti

  • Come si manifesta la paura di don Abbondio?
  • Che cosa è diventato l'innominato?
  • Confronta Perpetua e don Abbondio davanti al pericolo.

Le sequenze

10 sequenze: 8 narrative, 2 narrative e descrittive insieme. Quelle con una parte descrittiva sono segnate dal bordo dorato. In rosso il modo della sequenza: dialogo, riflessione, ritratto di personaggio, descrizione di luogo, digressione storica; le altre sono di azione.

  1. narrativa

    Alla notizia dell'arrivo delle truppe tedesche i due si preparano a fuggire; Perpetua cerca di sistemare ogni cosa; don Abbondio continua a lamentarsi

    Tempo
    autunno del 1629
    Luogo
    paese di Lucia, interno della casa di don Abbondio
  2. narrativa

    Don Abbondio, affacciato a una finestra, chiede inutilmente aiuto ai suoi parrocchiani

    Tempo
    autunno del 1629
    Luogo
    esterno della casa di don Abbondio
    Personaggi
    don Abbondio, i paesani in fuga
  3. narrativa · dialogo

    Arriva Agnese che propone di cercare rifugio presso l'innominato; la proposta è accettata nonostante le paure di don Abbondio

    Tempo
    autunno del 1629
    Luogo
    interno della casa di don Abbondio
  4. narrativa

    Viaggio dei tre; le due donne con le gerle in spalla, don Abbondio col bastone e il breviario; lamenti di don Abbondio; litigio tra don Abbondio e Perpetua

    Tempo
    autunno del 1629
    Luogo
    campi tra il paese di Lucia e il paese del sarto
  5. narrativa · dialogo

    Sosta di don Abbondio, Perpetua e Agnese presso il sarto, il sarto garantisce la conversione dell'innominato; pranzo in compagnia; il sarto esce a procurare un baroccio; congedo

    Tempo
    autunno del 1629
    Luogo
    casa del sarto
    Personaggi
    don Abbondio, Perpetua, Agnese, la famiglia del sarto
  6. narrativa

    Viaggio dei tre verso il castello

    Tempo
    autunno del 1629
    Luogo
    strada tra il paese del sarto e il castello dell'innominato
  7. narrativa e descrittiva · ritratto di personaggio

    Dopo la conversione l'innominato gira senza armi e senza bravi, ma è protetto dalla stima di tutti

    Tempo
    dopo la conversione dell'innominato
    Luogo
    castello dell'innominato e territorio circostante
    Personaggi
    l'innominato, gli abitanti del territorio
  8. narrativa e descrittiva

    Reazioni dei bravi e dei complici alla conversione dell'innominato; la maggior parte dei bravi lascia il castello, gli altri tornano ai campi o restano come servitori

    Tempo
    dopo la conversione dell'innominato
    Luogo
    castello dell'innominato e territorio circostante
    Personaggi
    l'innominato, i bravi dell'innominato
  9. narrativa

    Alcuni abitanti, in fuga davanti alle truppe tedesche, ottengono ospitalità presso l'innominato, che estende l'invito a tutti gli abitanti del territorio

    Tempo
    autunno del 1629
    Luogo
    castello dell'innominato e territorio circostante
    Personaggi
    l'innominato, alcuni fuggiaschi
  10. narrativa

    L'innominato organizza la difesa del castello e della valle e fa predisporre il castello per ospitare i fuggiaschi

    Tempo
    autunno del 1629
    Luogo
    castello dell'innominato e territorio circostante
    Personaggi
    l'innominato, i servitori rimasti

Parole da sapere

birbone
Furfante, mascalzone. È la parola con cui il popolo, e don Abbondio, chiamano i prepotenti.
bravo
Uomo armato al servizio di un signore, che lo protegge dalla giustizia in cambio dell'obbedienza. Contro i bravi furono emanate per decenni gride senza effetto.
breviario
Il libro con le preghiere che i sacerdoti devono recitare ogni giorno. Don Abbondio lo legge passeggiando.
cappelletti
Soldati a cavallo al servizio della Repubblica di Venezia, mandati a sorvegliare il confine.
curato
Il parroco, il sacerdote che ha la cura delle anime di un paese.
desinare
Il pasto di mezzogiorno; come verbo, pranzare.
gerla
Cesta a forma di cono rovesciato che si porta sulle spalle. In gerle i garzoni dei fornai portano il pane.
governatore
Il rappresentante del re di Spagna a capo dello Stato di Milano: nel romanzo don Gonzalo Fernández de Córdoba, poi Ambrogio Spinola.
lanzichenecchi
Soldati mercenari tedeschi dell'esercito imperiale. Scendono nel Milanese nel 1629 per la guerra di Mantova, saccheggiando e portando la peste.
scudo
Moneta d'oro o d'argento di grande valore. L'innominato manda ad Agnese cento scudi d'oro.
sgherro
Uomo armato al servizio di un prepotente; sinonimo spregiativo di bravo.
uscio
La porta di casa.

Mettiti alla prova

1. Dove si rifugiano don Abbondio, Perpetua e Agnese?
2. Chi ha l'idea del rifugio?
3. Dove Perpetua nasconde i denari?