Capitolo 29
La fuga al castello
- Quando autunno 1629
- Dove Il castello dell'innominato, Il paese di Renzo e Lucia, Il paese del sarto
- Sequenze 10
In breve
All'avvicinarsi dei lanzichenecchi il paese fugge. Don Abbondio, più spaventato di tutti, non sa dove andare; Perpetua nasconde i denari nell'orto; Agnese propone di rifugiarsi al castello dell'innominato, che ha aperto le porte a chi cerca scampo.
I tre partono insieme, tra i lamenti del curato, e fanno tappa dal sarto. L'innominato, diventato difensore della valle, ha armato servitori e contadini e organizzato l'accoglienza: resta sempre disarmato, alla testa di quella specie di guarnigione.
Analisi del capitolo
La paura di don Abbondio
Tra i tanti spaventati, il più spaventato è don Abbondio. Vuole fuggire e non sa dove: i monti non sono sicuri, il lago è agitato e le barche sono dall'altra parte, il Bergamasco è presidiato dai soldati veneziani. Gira per casa chiedendo consiglio a Perpetua, che ha altro da fare: mettere in salvo la roba. Dalla finestra chiama i parrocchiani che passano in fuga, e nessuno gli dà retta. Perpetua sotterra i denari in fondo all'orto, ai piedi del fico.
La proposta di Agnese
Arriva Agnese, con la sua gerla e un'idea: andare al castello dell'innominato, che ora è un santo e, insieme con gli scudi, le aveva mandato larghe offerte di servizi. Perpetua approva subito; don Abbondio dubita: convertito, sarà convertito davvero? Ma non avendo di meglio, le segue. Per strada si lamenta dei potenti che fanno le guerre e di Perpetua che ha nascosto male la roba; lei gli risponde per le rime.
Di nuovo dal sarto
Fanno tappa nel paese del sarto, che li riceve a braccia aperte e li tiene a desinare. Conferma che il castello è il posto più sicuro, e intanto cerca di far conversazione dotta con il curato, che pensa ad altro. Mostra con orgoglio una stampa del cardinale: non gli somiglia, e lui può dirlo, perché l'ha avuto in quella stanza. Poi procura un baroccio.
L'innominato dopo la conversione
Il narratore racconta che cosa è stato dell'innominato in quell'anno. Ha tenuto fede alla nuova vita: gira senza armi e senza scorta, pronto a subire le vendette che si è meritato; e nessuno lo tocca, perché l'umiliazione volontaria lo protegge meglio della forza. Dei bravi, molti se ne sono andati; i rimasti lavorano. All'annuncio dell'invasione ha aperto il castello, armato servitori e contadini, messo guardie agli accessi della valle, fatto provviste. Comanda come prima, ma per difendere.
Per l'interrogazione
Da ricordare
- Fuga davanti ai lanzichenecchi.
- Don Abbondio, Perpetua e Agnese si rifugiano dall'innominato.
- Il castello è diventato un rifugio per tutta la valle.
Possono chiederti
- Come si manifesta la paura di don Abbondio?
- Che cosa è diventato l'innominato?
- Confronta Perpetua e don Abbondio davanti al pericolo.
Le sequenze
10 sequenze: 8 narrative, 2 narrative e descrittive insieme. Quelle con una parte descrittiva sono segnate dal bordo dorato. In rosso il modo della sequenza: dialogo, riflessione, ritratto di personaggio, descrizione di luogo, digressione storica; le altre sono di azione.
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narrativa
Alla notizia dell'arrivo delle truppe tedesche i due si preparano a fuggire; Perpetua cerca di sistemare ogni cosa; don Abbondio continua a lamentarsi
- Tempo
- autunno del 1629
- Luogo
- paese di Lucia, interno della casa di don Abbondio
- Personaggi
- don Abbondio, Perpetua
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narrativa
Don Abbondio, affacciato a una finestra, chiede inutilmente aiuto ai suoi parrocchiani
- Tempo
- autunno del 1629
- Luogo
- esterno della casa di don Abbondio
- Personaggi
- don Abbondio, i paesani in fuga
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narrativa · dialogo
Arriva Agnese che propone di cercare rifugio presso l'innominato; la proposta è accettata nonostante le paure di don Abbondio
- Tempo
- autunno del 1629
- Luogo
- interno della casa di don Abbondio
- Personaggi
- don Abbondio, Perpetua, Agnese
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narrativa
Viaggio dei tre; le due donne con le gerle in spalla, don Abbondio col bastone e il breviario; lamenti di don Abbondio; litigio tra don Abbondio e Perpetua
- Tempo
- autunno del 1629
- Luogo
- campi tra il paese di Lucia e il paese del sarto
- Personaggi
- don Abbondio, Perpetua, Agnese
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narrativa · dialogo
Sosta di don Abbondio, Perpetua e Agnese presso il sarto, il sarto garantisce la conversione dell'innominato; pranzo in compagnia; il sarto esce a procurare un baroccio; congedo
- Tempo
- autunno del 1629
- Luogo
- casa del sarto
- Personaggi
- don Abbondio, Perpetua, Agnese, la famiglia del sarto
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narrativa
Viaggio dei tre verso il castello
- Tempo
- autunno del 1629
- Luogo
- strada tra il paese del sarto e il castello dell'innominato
- Personaggi
- don Abbondio, Perpetua, Agnese (col barocciaio)
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narrativa e descrittiva · ritratto di personaggio
Dopo la conversione l'innominato gira senza armi e senza bravi, ma è protetto dalla stima di tutti
- Tempo
- dopo la conversione dell'innominato
- Luogo
- castello dell'innominato e territorio circostante
- Personaggi
- l'innominato, gli abitanti del territorio
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narrativa e descrittiva
Reazioni dei bravi e dei complici alla conversione dell'innominato; la maggior parte dei bravi lascia il castello, gli altri tornano ai campi o restano come servitori
- Tempo
- dopo la conversione dell'innominato
- Luogo
- castello dell'innominato e territorio circostante
- Personaggi
- l'innominato, i bravi dell'innominato
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narrativa
Alcuni abitanti, in fuga davanti alle truppe tedesche, ottengono ospitalità presso l'innominato, che estende l'invito a tutti gli abitanti del territorio
- Tempo
- autunno del 1629
- Luogo
- castello dell'innominato e territorio circostante
- Personaggi
- l'innominato, alcuni fuggiaschi
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narrativa
L'innominato organizza la difesa del castello e della valle e fa predisporre il castello per ospitare i fuggiaschi
- Tempo
- autunno del 1629
- Luogo
- castello dell'innominato e territorio circostante
- Personaggi
- l'innominato, i servitori rimasti
Parole da sapere
- birbone
- Furfante, mascalzone. È la parola con cui il popolo, e don Abbondio, chiamano i prepotenti.
- bravo
- Uomo armato al servizio di un signore, che lo protegge dalla giustizia in cambio dell'obbedienza. Contro i bravi furono emanate per decenni gride senza effetto.
- breviario
- Il libro con le preghiere che i sacerdoti devono recitare ogni giorno. Don Abbondio lo legge passeggiando.
- cappelletti
- Soldati a cavallo al servizio della Repubblica di Venezia, mandati a sorvegliare il confine.
- curato
- Il parroco, il sacerdote che ha la cura delle anime di un paese.
- desinare
- Il pasto di mezzogiorno; come verbo, pranzare.
- gerla
- Cesta a forma di cono rovesciato che si porta sulle spalle. In gerle i garzoni dei fornai portano il pane.
- governatore
- Il rappresentante del re di Spagna a capo dello Stato di Milano: nel romanzo don Gonzalo Fernández de Córdoba, poi Ambrogio Spinola.
- lanzichenecchi
- Soldati mercenari tedeschi dell'esercito imperiale. Scendono nel Milanese nel 1629 per la guerra di Mantova, saccheggiando e portando la peste.
- scudo
- Moneta d'oro o d'argento di grande valore. L'innominato manda ad Agnese cento scudi d'oro.
- sgherro
- Uomo armato al servizio di un prepotente; sinonimo spregiativo di bravo.
- uscio
- La porta di casa.