Tema
La peste
La catastrofe del 1630 come prova per i singoli e come ritratto di una società.
La peste occupa due capitoli di storia e fa da sfondo a tutta l'ultima parte. Manzoni la ricostruisce sui cronisti e ne fa, prima di tutto, la storia di un errore collettivo: l'incapacità di riconoscere il male, il rifiuto di chiamarlo con il suo nome, e poi la ricerca di un colpevole, gli untori.
Nella città appestata l'ordine sociale si rovescia. Comandano i monatti; i potenti fuggono o muoiono come gli altri; l'assistenza è lasciata a chi la sceglie, i cappuccini del lazzaretto. La peste rivela ciascuno per quello che è: il Griso tradisce, don Ferrante ragiona fino a morirne, fra Cristoforo serve fino alla fine, la madre di Cecilia conserva la dignità.
Nella trama la peste scioglie i nodi: toglie di mezzo don Rodrigo, rende inutile la cattura contro Renzo, riunisce i protagonisti. Don Abbondio la chiama «una scopa». Il narratore non lo dice mai: si limita a mostrare che, finita la pioggia, si ricomincia.
Don Rodrigo
Renzo Tramaglino
Fra Cristoforo
Don Ferrante
Padre Felice Casati
Il Griso