Capitolo 8
La notte degli imbrogli
- Quando notte tra il 10 e l'11 novembre 1628
- Dove Il paese di Renzo e Lucia, Pescarenico
- Sequenze 30
In breve
«Carneade! Chi era costui?»: don Abbondio sta leggendo quando Tonio e Gervaso entrano con la scusa del debito, mentre Agnese trattiene Perpetua in strada. Renzo e Lucia sbucano all'improvviso: lui pronuncia la formula, ma il curato butta il tappeto del tavolino in testa a Lucia prima che finisca la sua, e grida aiuto. Il sagrestano Ambrogio suona le campane a martello.
Nello stesso momento i bravi del Griso trovano vuota la casa di Lucia e, allo scampanio, fuggono, dopo aver spaventato Menico, che corre ad avvertire i promessi sposi: devono rifugiarsi al convento. A Pescarenico fra Cristoforo, vinte le obiezioni di fra Fazio con un «omnia munda mundis», li fa partire in barca: le donne per Monza, Renzo per Milano. Sul lago Lucia dice in cuor suo addio ai monti.
Analisi del capitolo
«Carneade! Chi era costui?»
Don Abbondio, seduto sul suo seggiolone, legge un panegirico di san Carlo e si ferma su un nome che non conosce. È tranquillo: la febbre gli è passata, i giorni corrono verso il tempo proibito. Perpetua gli annuncia Tonio, venuto a pagare; il curato brontola per l'ora, ma i denari gli stanno a cuore e lo fa salire. Sulla porta Perpetua trova anche Agnese, che la trascina via raccontandole le chiacchiere del paese su certi suoi mancati matrimoni.
Il matrimonio a sorpresa
Tonio e Gervaso entrano; dietro di loro, zitti, salgono Renzo e Lucia. Al lume della lucerna il curato conta le venticinque berlinghe, restituisce la collana avuta in pegno, scrive la ricevuta. Quando alza gli occhi i due fratelli si scostano e compaiono gli sposi. Renzo dice in fretta: «Signor curato, in presenza di questi testimoni, quest'è mia moglie». Lucia comincia: «E questo…», ma don Abbondio le getta in testa il tappeto del tavolino, lascia cadere il lume e, gridando al tradimento, si chiude nella stanza accanto. Nel buio tutti si cercano a tentoni. Il narratore osserva che Renzo, l'oppresso, pare qui il prepotente, e don Abbondio la vittima: «Così va spesso il mondo… voglio dire, così andava nel secolo decimo settimo».
Le campane
Il curato chiama aiuto dalla finestra. Il sagrestano Ambrogio salta dal letto, corre al campanile con le brache sotto il braccio e suona a martello. Il paese si sveglia; gli uomini escono con forconi e schioppi.
I bravi nella casa vuota
Nello stesso momento i bravi, guidati dal Griso travestito da pellegrino, sono entrati nella casa di Lucia e la frugano al lume di un lanternino: non c'è nessuno. Arriva Menico, mandato da fra Cristoforo: lo afferrano, lui urla, e subito dopo comincia lo scampanio. I bravi, che si credono scoperti, si sbandano; il Griso li rimette in ordine a fatica e li porta via. La gente accorsa trova la casa aperta e vuota, e non sa che cosa pensare.
La fuga
Menico raggiunge Renzo, Lucia e Agnese per strada: in casa c'è il diavolo, e padre Cristoforo dice di andare subito al convento. Renzo, il solo che conservi un po' di lucidità, trascina le donne per i campi fino a Pescarenico.
«Omnia munda mundis»
Fra Cristoforo li aspetta sulla porta della chiesa. Il sagrestano fra Fazio si scandalizza a veder entrare due donne di notte; il frate lo zittisce con una frase di san Paolo, «Omnia munda mundis», che l'altro non capisce e a cui, proprio per questo, si arrende. Il frate ha già disposto tutto: una barca li porterà all'altra riva, un baroccio a destinazione; le donne avranno una lettera per un convento, Renzo una per un padre cappuccino di Milano. Prima di congedarli li fa inginocchiare a pregare anche per don Rodrigo.
«Addio, monti»
La barca si stacca dalla riva. È una pagina di quiete dopo il tumulto: il lago liscio sotto la luna, il rumore dei remi, i paesi, il palazzotto di don Rodrigo in alto. Lucia, seduta in fondo alla barca, piange in silenzio; il narratore presta la sua voce ai pensieri di lei nell'«Addio, monti sorgenti dall'acque», il congedo di chi lascia per forza i luoghi dove è cresciuto. La pagina si chiude su un pensiero di fede: Dio non turba mai la gioia dei suoi figli se non per prepararne una più certa e più grande.
Per l'interrogazione
Da ricordare
- Notte del 10 novembre: fallisce il matrimonio a sorpresa e fallisce il rapimento.
- Le campane di Ambrogio mettono in fuga i bravi.
- Fra Cristoforo organizza la partenza: le donne a Monza, Renzo a Milano.
- «Addio, monti»: finisce la prima parte del romanzo.
Possono chiederti
- Perché il narratore dice che Renzo sembra l'oppressore e don Abbondio la vittima?
- Chi parla nell'«Addio, monti»: Lucia o il narratore?
- Che cosa significa «Omnia munda mundis» e perché convince fra Fazio?
Le sequenze
30 sequenze: 27 narrative, 3 descrittive o di digressione. Quelle con una parte descrittiva sono segnate dal bordo dorato. In rosso il modo della sequenza: dialogo, riflessione, ritratto di personaggio, descrizione di luogo, digressione storica; le altre sono di azione.
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narrativa
Don Abbondio immerso nelle sue letture
- Tempo
- 10 novembre, notte
- Luogo
- interno della casa di don Abbondio
- Personaggi
- don Abbondio
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narrativa
Don Abbondio autorizza la visita di Tonio
- Tempo
- 10 novembre, notte
- Luogo
- interno della casa di don Abbondio
- Personaggi
- don Abbondio, Perpetua
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narrativa
Perpetua apre a Tonio e incontra Agnese che la trascina dietro un angolo; Tonio e Gervaso seguiti da Renzo e Lucia entrano
- Tempo
- 10 novembre, notte
- Luogo
- esterno della casa di don Abbondio
-
narrativa · dialogo
Tonio discute con don Abbondio; fa poi un segnale a Renzo
- Tempo
- 10 novembre, notte
- Luogo
- interno della casa di don Abbondio
- Personaggi
- don Abbondio, Tonio, Gervaso nella stanza, Renzo, Lucia fuori
-
narrativa
Renzo pronuncia la formula di rito; don Abbondio blocca Lucia, poi scappa
- Tempo
- 10 novembre, notte
- Luogo
- interno della casa di don Abbondio
- Personaggi
- don Abbondio, Tonio, Gervaso, Renzo, Lucia
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narrativa
Don Abbondio invoca aiuto; gli altri al buio si agitano
- Tempo
- 10 novembre, notte
- Luogo
- interno della casa di don Abbondio
- Personaggi
- Renzo, Lucia, Tonio, Gervaso, don Abbondio nella stanza vicina
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descrittiva · riflessione
Riflessione del narratore: Renzo sembra l'oppressore ed è l'oppresso, don Abbondio sembra la vittima ed è lui che fa un sopruso
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descrittiva · descrizione di luogo
Chiaro di luna
- Tempo
- 10 novembre, notte
- Luogo
- borgo
-
narrativa
Ambrogio corre a suonare a martello
- Tempo
- 10 novembre, notte
- Luogo
- abitazione del sagrestano; campanile
- Personaggi
- il sagrestano Ambrogio
-
narrativa
Alcuni abitanti accorrono
- Tempo
- 10 novembre, notte
- Luogo
- borgo
- Personaggi
- abitanti del borgo
-
narrativa
I bravi all'osteria raggiungono i compagni
- Tempo
- 10 novembre, notte, qualche tempo prima
- Luogo
- tra l'osteria e la casa di Lucia
- Personaggi
- i bravi, il Griso
-
narrativa
I bravi forzano la casa e non trovano nessuno
- Tempo
- 10 novembre, notte, poco dopo
- Luogo
- esterno e poi interno della casa di Lucia
- Personaggi
- i bravi, il Griso
-
narrativa
Menico arriva di corsa ed è bloccato dai bravi
- Tempo
- 10 novembre, notte, poco dopo
- Luogo
- esterno della casa di Lucia
- Personaggi
- Menico, i bravi di guardia
-
narrativa
Al suono della campana Menico scappa; i bravi si allontanano
- Tempo
- 10 novembre, notte
- Luogo
- interno ed esterno della casa di Lucia
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narrativa
Perpetua corre a casa; Agnese tenta di fermarla, ma poi corre anche lei all'urlo di Menico
- Tempo
- 10 novembre, notte
- Luogo
- esterno della casa di don Abbondio
-
narrativa
Perpetua si imbatte negli sposi con Tonio e Gervaso in fuga; entra in casa
- Tempo
- 10 novembre, notte
- Luogo
- esterno della casa di don Abbondio
-
narrativa · dialogo
Menico riferisce il messaggio di fra Cristoforo e quanto ha visto alla casa di Lucia
- Tempo
- 10 novembre, notte
- Luogo
- esterno della casa di don Abbondio
-
narrativa
Fuga dei quattro
- Tempo
- 10 novembre, notte
- Luogo
- strade e piazza del borgo; campi fuori del borgo
-
narrativa
La folla è informata dal sagrestano del pericolo corso da don Abbondio
- Tempo
- 10 novembre, notte
- Luogo
- piazza del borgo
- Personaggi
- abitanti del borgo, Ambrogio dal campanile
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narrativa
Don Abbondio litiga con Perpetua
- Tempo
- 10 novembre, notte, poco prima
- Luogo
- casa di don Abbondio
- Personaggi
- don Abbondio, Perpetua
-
narrativa
Don Abbondio informa la folla che non c'è più pericolo
- Tempo
- 10 novembre, notte, poco dopo
- Luogo
- interno ed esterno della casa di don Abbondio
- Personaggi
- don Abbondio, gli abitanti del borgo
-
narrativa
Notizia di un pellegrino assalito presso la casa di Lucia; la folla vi si reca e non trova né Lucia né Agnese; notizia che le due donne sono in salvo; la gente torna a dormire
- Tempo
- 10 novembre, notte
- Luogo
- piazza e via del borgo fino alla casa di Lucia
- Personaggi
- gli abitanti del borgo, il console
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narrativa
I due sconosciuti intimano al console di non denunciare l'accaduto
- Tempo
- 11 novembre, mattina
- Luogo
- campo fuori del borgo
- Personaggi
- il console, due sconosciuti (due bravi di don Rodrigo)
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narrativa
Menico è ricompensato e rimandato a casa
- Tempo
- 10 novembre, notte
- Luogo
- campagna fuori del borgo
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narrativa
I tre vanno al convento di fra Cristoforo
- Tempo
- 10 novembre, notte
- Luogo
- campagna fuori del borgo
- Personaggi
- Renzo Lucia, Agnese
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narrativa · dialogo
Cristoforo fa entrare i fuggiaschi, spiega il piano di don Rodrigo, dà loro le istruzioni per la fuga, prega per don Rodrigo
- Tempo
- 10 novembre, notte
- Luogo
- convento di Pescarenico
- Personaggi
- Renzo Lucia, Agnese, fra Cristoforo, fra Fazio
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narrativa
I fuggiaschi raggiungono il lago e si imbarcano
- Tempo
- 10 novembre, notte
- Luogo
- verso il lago di Como
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descrittiva · descrizione di luogo
Notte serena sul lago
- Tempo
- 10 novembre, notte
- Luogo
- lago di Como
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narrativa · riflessione
L'addio ai monti di Lucia
- Tempo
- 10 novembre, notte
- Luogo
- lago di Como
-
narrativa
La barca si avvicina alla riva destra dell'Adda
- Tempo
- 10 novembre, notte
- Luogo
- lago di Como
Parole da sapere
- berlinga
- Moneta d'argento milanese. Tonio ne conta venticinque a don Abbondio la notte degli imbrogli.
- birbone
- Furfante, mascalzone. È la parola con cui il popolo, e don Abbondio, chiamano i prepotenti.
- bravo
- Uomo armato al servizio di un signore, che lo protegge dalla giustizia in cambio dell'obbedienza. Contro i bravi furono emanate per decenni gride senza effetto.
- cappuccino
- Frate dell'ordine dei Frati minori cappuccini, ramo dei francescani. Lo sono fra Cristoforo, fra Galdino e i religiosi che reggono il lazzaretto.
- console
- Nei paesi, l'abitante incaricato di rappresentare la comunità e di riferire i fatti alla giustizia.
- curato
- Il parroco, il sacerdote che ha la cura delle anime di un paese.
- masnadiero
- Brigante, uomo che vive di violenza al seguito di un capo.
- parpagliola
- Moneta di poco valore. Agnese ne promette alcune a Menico.
- podestà
- Il magistrato che amministrava la giustizia in un borgo. Quello di Lecco siede alla tavola di don Rodrigo.
- sagrestano
- Chi ha in custodia la chiesa e la sagrestia, e suona le campane. Quello del paese è Ambrogio; al convento, fra Fazio.
- tristo
- Malvagio, cattivo (da non confondere con «triste»). «Quattro tristi» sono, per il mercante di Gorgonzola, i capi del tumulto.
- uscio
- La porta di casa.