Il romanzo
Storia e invenzione
Il Seicento vero e i personaggi inventati: come funziona il romanzo storico di Manzoni.
Il vero e il verosimile
Il romanzo storico era stato reso popolare in Europa da Walter Scott. Manzoni ne riprende l'idea e la rende più rigorosa: i fatti storici devono essere veri, documentati; i personaggi inventati devono essere verosimili, cioè tali che avrebbero potuto esistere in quel tempo. Per questo studiò a lungo gli storici del Seicento lombardo (Giuseppe Ripamonti, il medico Alessandro Tadino) e le raccolte di gride.
Perché il Seicento
La Lombardia sotto il dominio spagnolo è un mondo di leggi impotenti, privilegi, prepotenza dei signori, miseria e superstizione. Raccontarla permetteva a Manzoni di mostrare gli effetti del malgoverno sulla vita delle persone comuni; e ai lettori del suo tempo, in una Lombardia tornata sotto l'Austria, il paragone non sfuggiva.
Il manoscritto dell'Anonimo
La finzione del manoscritto ritrovato dà al racconto l'aria di una storia vera e permette al narratore un doppio gioco: può attribuire all'Anonimo i fatti e riservare a sé i commenti; può dire di non conoscere un nome (quello del paese, quello dell'innominato) perché il manoscritto lo tace.
Personaggi storici e inventati
| Storici | Inventati |
|---|---|
| Il cardinale Federigo Borromeo | Renzo Tramaglino, Lucia Mondella, Agnese |
| Gertrude, la monaca di Monza (Marianna de Leyva) | Don Abbondio, Perpetua |
| L'innominato (Francesco Bernardino Visconti) | Fra Cristoforo |
| Antonio Ferrer, Don Gonzalo Fernández de Córdoba, Ambrogio Spinola | Don Rodrigo, Il conte Attilio |
| Padre Felice Casati | Il Griso, Il Nibbio |
Anche i personaggi storici sono in parte reinventati: di Gertrude e dell'innominato Manzoni conserva il nucleo e costruisce l'interiorità.