Il romanzo
La questione della lingua
Perché Manzoni riscrisse il romanzo parola per parola, e che cosa significò per l'italiano.
Un paese senza una lingua comune
Al tempo di Manzoni l'italiano era una lingua scritta, letteraria, che quasi nessuno parlava: nella vita di ogni giorno si usavano i dialetti. Un romanzo, che deve far parlare persone comuni di cose comuni, non aveva una lingua pronta. Manzoni stesso, milanese, pensava in dialetto e in francese.
La soluzione
Dopo molte incertezze scelse un modello preciso: il fiorentino parlato dalle persone colte. Una lingua viva, intera, già usata per tutto, che poteva essere imparata e diffusa. La Quarantana è l'applicazione di questa idea: via le forme lombarde e quelle troppo letterarie, dentro le forme dell'uso («lui» e «lei» come soggetti, «io avevo» invece di «io aveva»).
Nell'Introduzione il problema è messo in scena con ironia: l'autore dichiara illeggibile la prosa barocca dell'Anonimo e decide di rifarne la «dicitura».
Le conseguenze
I promessi sposi diventarono il modello della prosa italiana moderna, e per generazioni il libro su cui si imparava a scrivere. Dopo l'Unità, nel 1868, Manzoni propose in una relazione al ministro dell'istruzione di diffondere il fiorentino attraverso la scuola.