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Il romanzo

I temi: gli umili, la giustizia, la Provvidenza

Che cosa vuole dire il romanzo, e perché il «lieto fine» non è così semplice.

Gli umili

Per la prima volta in un grande libro italiano i protagonisti sono un filatore di seta e una contadina. La storia, dice l'Introduzione, di solito registra le imprese di principi e potentati; qui si racconta ciò che i loro errori costano alla «gente meccaniche, e di piccol affare».

La giustizia

Renzo cerca giustizia tre volte: dall'avvocato, in piazza, in osteria. Ogni volta scopre che la legge esiste ed è inutile, perché chi dovrebbe applicarla sta con i forti. Le gride citate nel capitolo 1 e lette dall'Azzecca-garbugli nel capitolo 3 sono la prova documentaria.

La Provvidenza

I personaggi parlano spesso della Provvidenza, e ciascuno a suo modo: per Renzo è un aiuto che arriva al momento buono («La c'è la Provvidenza!», capitolo 17), per don Abbondio una scopa che spazza via i prepotenti. Il narratore è più cauto. Il male nel romanzo è reale e colpisce gli innocenti; la fede non lo evita. Lo dice la conclusione: i guai vengono anche a chi non li cerca, ma la fiducia in Dio «li raddolcisce, e li rende utili per una vita migliore».

La conversione e il perdono

I momenti decisivi sono mutamenti interiori: Lodovico che diventa fra Cristoforo, la notte dell'innominato, Renzo che al lazzaretto rinuncia alla vendetta. A chi non cambia, come don Abbondio, tocca la parte comica.