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Il romanzo

Il narratore e l'ironia

Chi racconta la storia, e con quale tono.

Un narratore che sa tutto

Chi racconta è esterno alla vicenda e onnisciente: conosce i pensieri dei personaggi, il loro passato, ciò che accadrà. Interviene spesso in prima persona, si rivolge ai suoi «venticinque lettori», commenta, corregge l'Anonimo, si scusa per le digressioni.

L'ironia

Il tono dominante è un'ironia pacata, che colpisce soprattutto i potenti e i dotti, ma non risparmia i protagonisti. Funziona per sproporzione (la solennità di don Abbondio davanti a piccoli impicci), per falsa ingenuità («così andava nel secolo decimo settimo», capitolo 8), per citazione di documenti lasciati parlare da soli.

Il punto di vista

In molte scene il narratore adotta lo sguardo di un personaggio. La Milano del tumulto è vista con gli occhi di Renzo, che non capisce che cosa sta succedendo; la salita al castello con quelli di don Abbondio. È uno dei modi in cui il romanzo fa nascere insieme comicità e conoscenza.