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I promessi sposi oggi

La prepotenza e la paura: don Rodrigo e i bravi

Il potere di chi intimidisce e il silenzio di chi ha paura: dal Seicento a oggi.

Un potere fondato sulla minaccia

Don Rodrigo non ha bisogno di usare la violenza: gli basta minacciarla. Due bravi per strada, una frase sussurrata, e il curato rinuncia a celebrare un matrimonio (capitolo 1). Il suo potere si regge su un sistema: i bravi che fanno paura, i parenti influenti, le autorità che siedono alla sua tavola. Nessuno, singolarmente, sembra colpevole; tutti insieme rendono possibile la prepotenza.

La scommessa

Il motivo per cui don Rodrigo perseguita Lucia è meschino: una scommessa con il cugino Attilio, poi il puntiglio di non perdere la faccia davanti agli altri (capitolo 5, capitolo 7). È un meccanismo che si riconosce nel bullismo: si colpisce il più debole per mostrare forza davanti al gruppo, e più il gruppo guarda, più è difficile tirarsi indietro.

Chi tace

Il romanzo mette in scena soprattutto chi tace: Don Abbondio, che obbedisce ai bravi; l'L'Azzecca-garbugli, che caccia Renzo quando sente il nome di don Rodrigo (capitolo 3); il Il padre provinciale, che allontana fra Cristoforo per non creare problemi (capitolo 19). Ognuno ha le sue ragioni, e tutte sono comprensibili. Ma la somma di questi silenzi è ciò che lascia soli Renzo e Lucia.

Chi si oppone

Pochi si oppongono: fra Cristoforo, che va al palazzotto e alza la voce; Lucia, che non cede; il cardinale, che rimprovera don Abbondio. La lezione del romanzo non è che opporsi sia facile, ma che è possibile, e che il coraggio nasce da qualcosa di più forte della paura.