I promessi sposi oggi
La giustizia dei deboli: l'Azzeccagarbugli e il «latinorum»
Le leggi ci sono, ma chi non sa leggerle resta indifeso: un tema ancora attuale.
Le parole che escludono
Nel capitolo 2 Renzo chiede a don Abbondio perché il matrimonio non si possa fare, e il curato risponde con una lista di impedimenti in latino. Renzo, esasperato, ribatte: «Che vuol ch'io faccia del suo latinorum?». La parola è diventata proverbiale per indicare il linguaggio difficile usato per confondere chi non ha studiato.
L'avvocato
Nel capitolo 3 Renzo va a Lecco dal dottor L'Azzecca-garbugli, che lo accoglie convinto che sia un bravo da difendere. Gli legge una grida contro chi minaccia i curati per impedire i matrimoni, e gli spiega come si possa aggirarla. Quando capisce che il prepotente è don Rodrigo, cambia tono, lo caccia e gli restituisce perfino i capponi. La legge esisteva, e prevedeva proprio quel caso; ma chi doveva applicarla stava dalla parte del più forte.
La carta e la penna
All'osteria della Luna Piena, Renzo ubriaco fa la sua osservazione più acuta: i potenti usano la penna per fissare sulla carta le parole dei poveri, e le usano contro di loro, mentre le proprie parole volano via (capitolo 14). Ha ragione, e la prova arriva il giorno dopo, quando il notaio criminale viene ad arrestarlo.
Oggi
Il problema dell'accesso alla giustizia non è scomparso. Leggi complicate, linguaggio burocratico, costi delle cause, tempi lunghi: chi ha meno strumenti fa più fatica a far valere i propri diritti. Il romanzo invita a chiedersi a che cosa serva una legge giusta se chi dovrebbe proteggere non può usarla.