Capitolo 2
Il matrimonio rinviato
- Quando notte tra il 7 e l'8 novembre e mattina dell'8 novembre 1628
- Dove Il paese di Renzo e Lucia
- Sequenze 13
In breve
Dopo una notte di angosce, don Abbondio decide di prendere tempo. La mattina dell'8 novembre Renzo, filatore di seta di vent'anni, si presenta vestito a festa: il curato accampa impedimenti e lo confonde con il suo «latinorum», ottenendo un rinvio di qualche giorno.
Renzo però si insospettisce, fa parlare Perpetua quel tanto che basta, torna indietro e costringe il curato a fare il nome di don Rodrigo. Don Abbondio si mette a letto con la febbre. Renzo, tra propositi di vendetta e sgomento, corre a casa di Lucia, già pronta per le nozze, e le fa sapere la notizia: le donne venute a farle festa vengono congedate con la scusa che il curato è malato.
Analisi del capitolo
La notte di don Abbondio
Il curato passa la notte a cercare una via d'uscita. Scartata la fuga, scartato il confessare tutto a Renzo, trova un espediente: mancano pochi giorni al tempo proibito per le nozze; basta tirare in lungo fino ad allora per guadagnare due mesi, e in due mesi «può nascer di gran cose». A questo spiraglio riesce a prendere sonno.
Renzo
La mattina Renzo si presenta «con la lieta furia d'un uomo di vent'anni». Il narratore lo descrive: orfano dall'adolescenza, filatore di seta, con un poderetto che lo mette al riparo dalla miseria; vestito a festa, con un'aria di braveria comune allora anche agli uomini più quieti. Don Abbondio lo accoglie con una freddezza insolita e mette in atto il suo piano.
Il «latinorum»
Il curato accampa impedimenti, formalità, ricerche da fare, e li elenca in latino. Renzo sbotta: «Che vuol ch'io faccia del suo latinorum?». Il dialogo oppone la finzione dell'uno alla schiettezza dell'altro: la lingua dei dotti è usata per ingannare chi non la capisce. Renzo, poco convinto, accetta il rinvio di una settimana.
Perpetua e il nome di don Rodrigo
Uscito, Renzo incontra Perpetua e la fa parlare. Lei non dice il nome, ma si lascia sfuggire che è male nascere poveri e che la colpa è dei prepotenti. Quanto basta: Renzo torna dentro, chiude l'uscio, mette la mano sul manico del coltello. Don Abbondio, come se gli cavassero un dente, pronuncia il nome: don Rodrigo. Poi rovescia la parte e rimprovera il giovane per la violenza usata; Renzo, mortificato, risponde soltanto: «posso aver fallato».
La febbre di don Abbondio
Rientra Perpetua con un cavolo sotto il braccio, come se nulla fosse. Il curato, sfinito dallo spavento, si sente la febbre davvero e sceglie la soluzione più semplice: mettersi a letto e far sprangare l'uscio.
I propositi di vendetta
Renzo cammina verso la casa di Lucia in preda alla rabbia. Il narratore ne segue i pensieri: immagina l'agguato a don Rodrigo, la schioppettata, la fuga oltre il confine. Ma è «un giovine pacifico e alieno dal sangue»: il pensiero di Lucia, e con esso il ricordo dei genitori e della fede, lo fa rientrare in sé.
Lucia
Una bambina, Bettina, corre a chiamare la sposa, che al piano di sopra è festeggiata dalle amiche. Il ritratto di Lucia è costruito sull'abito nuziale e sulla sua «modesta bellezza», accresciuta dalle emozioni che le passano sul viso. Alla notizia esclama: «fino a questo segno!», e Renzo capisce che lei sapeva qualcosa. Poi mostra una fermezza inattesa: torna dalle amiche e le congeda dicendo che il curato è ammalato. Qualcuna va a controllare dalla Perpetua: in paese le notizie corrono, e i sospetti anche.
Per l'interrogazione
Da ricordare
- Don Abbondio prende tempo confondendo Renzo con il latino.
- Renzo ricava da Perpetua il sospetto e dal curato il nome di don Rodrigo.
- Primo ritratto di Renzo (impulsivo ma «alieno dal sangue») e di Lucia (modesta e ferma).
Possono chiederti
- Che cosa rappresenta il «latinorum»?
- Come reagisce Renzo alla notizia, e che cosa lo trattiene dalla vendetta?
- Che cosa rivela di Lucia la frase «fino a questo segno!»?
Le sequenze
13 sequenze: 11 narrative, 1 narrative e descrittive insieme, 1 descrittive o di digressione. Quelle con una parte descrittiva sono segnate dal bordo dorato. In rosso il modo della sequenza: dialogo, riflessione, ritratto di personaggio, descrizione di luogo, digressione storica; le altre sono di azione.
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narrativa · riflessione
Riflessioni e paura di don Abbondio
- Tempo
- notte tra il 7 e l'8 novembre
- Luogo
- casa di don Abbondio
- Personaggi
- don Abbondio
-
descrittiva · ritratto di personaggio
Aspetto e carattere di Renzo
- Personaggi
- Renzo
-
narrativa · dialogo
Don Abbondio accampa scuse per rinviare il matrimonio tra Renzo e Lucia
- Tempo
- 8 novembre
- Luogo
- casa di don Abbondio
- Personaggi
- don Abbondio, Renzo
-
narrativa · dialogo
Renzo riesce a sapere da Perpetua che ci sono di mezzo dei prepotenti
- Tempo
- 8 novembre
- Luogo
- esterno della casa di don Abbondio
-
narrativa · dialogo
Renzo costringe don Abbondio a rivelare il nome di don Rodrigo
- Tempo
- 8 novembre
- Luogo
- casa di don Abbondio
- Personaggi
- Renzo, don Abbondio
-
narrativa
Don Abbondio si ammala
- Tempo
- 8 novembre
- Luogo
- casa di don Abbondio
- Personaggi
- don Abbondio, Perpetua
-
narrativa
Ritorno di Renzo verso casa
- Tempo
- 8 novembre
- Luogo
- strada tra la casa di don Abbondio e quella di Renzo
- Personaggi
- Renzo
-
narrativa
Renzo incarica Bettina di avvisare Lucia
- Tempo
- 8 novembre
- Luogo
- cortile della casa di Lucia
- Personaggi
- Renzo, Bettina
-
narrativa e descrittiva · ritratto di personaggio
Descrizione di Lucia
- Tempo
- 8 novembre
- Luogo
- casa di Lucia
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narrativa · dialogo
Bettina parla con Lucia
- Tempo
- 8 novembre
- Luogo
- casa di Lucia
- Personaggi
- Lucia, Bettina, le amiche
-
narrativa · dialogo
Renzo comunica a Lucia l'impedimento alle nozze
- Tempo
- 8 novembre
- Luogo
- casa di Lucia
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narrativa
Lucia congeda le amiche
- Tempo
- 8 novembre
- Luogo
- casa di Lucia
- Personaggi
- Lucia, le amiche
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narrativa
Perpetua comunica che don Abbondio è malato
- Tempo
- 8 novembre
- Luogo
- presso la casa di don Abbondio
- Personaggi
- due o tre amiche di Lucia, Perpetua
Parole da sapere
- birbone
- Furfante, mascalzone. È la parola con cui il popolo, e don Abbondio, chiamano i prepotenti.
- curato
- Il parroco, il sacerdote che ha la cura delle anime di un paese.
- filaticcio
- Filato ricavato dai cascami della seta, meno pregiato. Di filaticcio è la gonna di Lucia.
- filatoio
- L'edificio con le macchine per torcere il filo di seta. Renzo vi lavora e, alla fine, ne compra uno con Bortolo.
- galantuomo
- Uomo onesto, persona perbene. Nel romanzo è spesso usato con ironia: per l'oste sono galantuomini tutti quelli che pagano.
- latinorum
- La parola con cui Renzo storpia il latino di don Abbondio. È rimasta a indicare un linguaggio usato per non farsi capire.
- scudo
- Moneta d'oro o d'argento di grande valore. L'innominato manda ad Agnese cento scudi d'oro.
- soverchieria
- Prepotenza, sopruso.
- tristo
- Malvagio, cattivo (da non confondere con «triste»). «Quattro tristi» sono, per il mercante di Gorgonzola, i capi del tumulto.
- uscio
- La porta di casa.
- viottola
- Stradina di campagna, sentiero tra i campi.