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Analisi e confronti

Il voto di Lucia

Capitoli 21 e 36: la promessa fatta nella notte del castello e come viene sciolta.

Il voto

Nella notte al castello dell'innominato, chiusa in una stanza con una vecchia serva, Lucia Mondella è sopraffatta dal terrore. Si ricorda di avere con sé la corona del rosario, si inginocchia e fa voto alla Madonna (capitolo 21):

fatemi uscire da questo pericolo, fatemi tornar salva con mia madre, Madre del Signore; e fo voto a voi di rimaner vergine; rinunzio per sempre a quel mio poveretto, per non esser mai d'altri che vostra.

Subito dopo prova un senso di pace e si addormenta. Nella stessa notte, poche stanze più in là, l'innominato vive la sua crisi.

Le conseguenze

Il voto pesa su tutta la seconda parte del romanzo. Lucia, liberata, lo confida alla madre e lo mantiene: chiede ad Agnese di far sapere a Renzo che si metta il cuore in pace (capitolo 26, capitolo 27). Renzo, nel Bergamasco, riceve le lettere senza capire. Quando i due si ritrovano al lazzaretto, Lucia lo respinge in nome della promessa (capitolo 36).

Lo scioglimento

Interviene fra Cristoforo. Ascolta Lucia, le spiega che non poteva promettere a Dio ciò che aveva già promesso a un altro con il fidanzamento, e che la Chiesa ha il potere di sciogliere un voto fatto in un momento di turbamento. Le chiede se vuole esserne sciolta, e lei, dopo un'esitazione, accetta (capitolo 36).

voi non potevate offrirgli la volontà d'un altro, al quale v'eravate già obbligata.

Che cosa significa

Il voto è l'espressione della fede di Lucia, ma anche di un suo limite: in quel momento lei crede di dover comprare la salvezza rinunciando a ciò che ama. Lo scioglimento corregge questa idea: Dio non chiede sacrifici fatti per paura. È uno dei punti in cui Manzoni distingue una religiosità sincera ma timorosa da una fede più matura, quella di fra Cristoforo.