Il Seicento
La carestia e il tumulto di San Martino
Perché a Milano mancava il pane, e che cosa accadde l'11 novembre 1628.
Le cause
Il 1628 è il secondo anno di raccolto scarso. A questo si aggiungono lo spreco e le distruzioni della guerra, le tasse, i soldati da mantenere, molte terre lasciate incolte. Il prezzo del grano sale. Manzoni, nel capitolo 12, è netto: la scarsità era reale.
L'errore
Il popolo però è convinto che il grano ci sia e che fornai e incettatori lo nascondano per speculare. Il gran cancelliere Antonio Ferrer asseconda questa convinzione e fissa per decreto il prezzo del pane come se il grano costasse molto meno. La gente accorre ai forni; i fornai lavorano in perdita finché ottengono un rialzo. Chi si era visto dare ragione dal governo si sente ora tradito.
L'11 e il 12 novembre
La mattina di San Martino la folla assalta i garzoni dei fornai, poi il forno delle grucce, poi la casa del vicario di provvisione (capitolo 12, capitolo 13). Ferrer salva il vicario portandolo via in carrozza. Il giorno dopo i disordini riprendono e si spengono: il pane torna a basso prezzo, e alcuni dei rivoltosi vengono impiccati.
Dopo
Il prezzo basso fa consumare in fretta le poche scorte. Nell'inverno e nella primavera del 1629 la carestia diventa spaventosa: Milano si riempie di mendicanti, che vengono rinchiusi nel lazzaretto (capitolo 28). Solo il nuovo raccolto mette fine alla fame.