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Analisi e confronti

La vigna di Renzo: analisi

Capitolo 33: una descrizione di piante selvatiche che parla dell'abbandono e della guerra.

Dove si trova

Nel capitolo 33, alla fine dell'estate del 1630. Renzo Tramaglino, guarito dalla peste nel Bergamasco, torna al paese per cercare notizie di Lucia. Il paese è devastato dal passaggio dei lanzichenecchi e dall'epidemia. Passando davanti alla sua vigna, si affaccia all'apertura del cancello.

Che cosa vede

Per due inverni la gente del paese è andata a far legna nella vigna del «poverino» che era fuggito. Viti, gelsi e alberi da frutto sono stati strappati o tagliati. Restano tracce dei filari, qualche germoglio; ma tutto è soffocato da una vegetazione nuova, cresciuta senza l'aiuto dell'uomo. Manzoni ne fa un elenco lunghissimo di erbacce: ortiche, felci, gramigne, avene selvatiche, e via così, piante intrecciate, rampicanti, spinose.

Perché è famosa

È una delle descrizioni più ricche del romanzo, e una delle più discusse. Il lessico è precisissimo, quasi da botanico. Alcuni critici l'hanno letta come una pagina di bravura, altri come un'allegoria: il disordine della vigna è il disordine del mondo dopo la guerra e la peste, il trionfo di ciò che cresce senza regola quando l'uomo non può più coltivare. Il narratore stesso chiude con un tocco di ironia, osservando che Renzo non si fermò a guardare la vigna quanto il narratore si è fermato a descriverla.

La casa

Subito dopo Renzo arriva alla sua casa: il pavimento coperto di sporcizia, i mobili portati via, le tracce del passaggio dei soldati. Il ritorno a casa, che nell'addio ai monti era il sogno dell'emigrante, si rivela un'esperienza di perdita. Ma il viaggio di Renzo non finisce qui: va verso Milano, e verso Lucia.