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Analisi e confronti

La peste nella letteratura: Boccaccio, Manzoni, Camus

Tre epidemie raccontate in tre secoli diversi: che cosa hanno in comune, e che cosa le distingue.

Perché questo confronto

La peste è uno dei grandi temi della letteratura europea. Tre opere studiate a scuola la mettono al centro: il Decameron di Giovanni Boccaccio, che si apre con la peste di Firenze del 1348; I promessi sposi, con la peste di Milano del 1630; La peste di Albert Camus, del 1947, ambientata in una città algerina immaginaria. Il confronto aiuta a capire che cosa ha di proprio la versione di Manzoni.

Boccaccio: la cornice

Nell'introduzione alla prima giornata Boccaccio descrive la peste con precisione e orrore: i sintomi, la rapidità del contagio, la fine dei legami sociali, con fratelli che abbandonano i fratelli e genitori che abbandonano i figli. Da quella città dieci giovani si allontanano e si rifugiano in campagna, dove si raccontano novelle. La peste è il disordine da cui ci si ripara costruendo un ordine fatto di regole, bellezza e racconto.

Manzoni: la storia

Per Manzoni la peste non è una cornice: è un capitolo della storia, ricostruito sui documenti (capitolo 31, capitolo 32). Gli interessano gli errori degli uomini, più che la malattia: le autorità che negano, i medici inascoltati, la processione che diffonde il contagio, la caccia agli untori. E, nella parte narrativa, le persone: la madre di Cecilia, i monatti, don Rodrigo tradito, fra Cristoforo che serve i malati. La peste mette alla prova ciascuno, e rivela chi è.

Camus: l'allegoria

Nel romanzo di Camus la città di Orano viene chiusa per un'epidemia. Il medico Rieux e un piccolo gruppo di persone si organizzano per combatterla, senza illusioni e senza eroismo: fanno il loro dovere perché è la cosa giusta da fare. Uscito subito dopo la seconda guerra mondiale, il libro è stato letto anche come un'allegoria dell'occupazione nazista e, più in generale, del male che può tornare in ogni momento.

Il confronto

BoccaccioManzoniCamus
EpidemiaFirenze, 1348Milano, 1630Orano, anni Quaranta (immaginaria)
Che funzione haCornice da cui fuggireEvento storico da capireAllegoria del male
La reazioneAllontanarsi, creare un mondo ordinatoFede, carità; ma anche superstizione e ricerca di colpevoliSolidarietà laica, fare il proprio dovere
Il punto di vistaIl narratore-testimoneLo storico e il narratore che segue RenzoUn narratore che si rivela alla fine
Che cosa salvaIl raccontoLa fede e la caritàLa solidarietà tra gli uomini

Che cosa hanno in comune

Tutte e tre le opere raccontano la peste come una prova morale: la malattia scioglie i legami e mette a nudo i comportamenti. In tutte e tre c'è chi fugge, chi approfitta, chi si dedica agli altri. E tutte e tre, lette dopo la pandemia del 2020, hanno trovato nuovi lettori, che vi hanno riconosciuto paure e reazioni di oggi.