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Manzoni

Adelchi e i suoi cori

La seconda tragedia di Manzoni: i Longobardi, Carlo Magno, la «provvida sventura».

La trama

La tragedia, pubblicata nel 1822, è ambientata tra il 772 e il 774, quando Carlo Magno, re dei Franchi, scende in Italia e distrugge il regno dei Longobardi. Il re longobardo Desiderio vuole la guerra; suo figlio Adelchi, uomo nobile e malinconico, obbedisce al padre pur sapendo che la causa è ingiusta. Ermengarda, sorella di Adelchi, ripudiata da Carlo, si ritira in un monastero e muore di dolore. Adelchi, ferito a morte in battaglia, muore perdonando.

Il primo coro

Alla fine del terzo atto il coro, «Dagli atri muscosi, dai fori cadenti», descrive il popolo latino, sottomesso ai Longobardi, che spera di essere liberato dai Franchi. Ma è un'illusione: i nuovi padroni sostituiranno i vecchi. Il coro fu letto come un'allusione all'Italia del tempo, divisa e dominata dagli stranieri, che non poteva aspettarsi la libertà da altri.

Il coro di Ermengarda

Nel quarto atto il coro, «Sparsa le trecce morbide», accompagna la morte di Ermengarda. Qui compare l'idea della «provvida sventura»: la sofferenza che ha colpito la giovane, figlia di oppressori, l'ha messa dalla parte degli oppressi, e proprio per questo la salva. È un concetto centrale anche nei Promessi sposi.

Le parole di Adelchi

Morendo, Adelchi dice al padre che nel mondo non c'è spazio per l'innocenza: non resta che fare torto o patirlo, perché una forza feroce governa il mondo e si fa chiamare diritto. È la visione più amara di Manzoni, che il romanzo riprenderà mostrando un mondo dominato dalla prepotenza, ma aprendo uno spiraglio nella vita degli umili e nella fede.