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Promessi Sposi
 
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Presente nei capitoli: 2, 3, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 18, 20, 21, 24, 25, 26, 27, 36, 37, 38
Lucia è il personaggio di cui si compiace l'autore; è la creatura buona, modesta, pura, è insomma l'ideale della donna, conforme ai dettami del cristianesimo. Bella nella sua semplicità non si rende conto dei pericoli che ne possono insidiare l'innocenza in un secolo corrotto e violento. Lucia suscita nel cuore di Renzo un amore così vivo che non può dimenticarla; d'altronde il Manzoni la circonfonde di quell'affetto e di quella fede, per cui se Lucia non è un'eroina, è tuttavia una donna fuori dal comune: la sua bellezza, brevemente tratteggiata, è adorna di quella virtù, di quella innocenza che traspare dal suo volto e dal suo sorriso, e che impone rispetto per la delicatezza e finezza dei sentimenti. Cresciuta alla scuola del suo confessore, padre Cristoforo, assomiglia a lui per nobiltà di sentire e per la costanza nella pratica del bene. Nei pericoli che la insidiano si abbandona fidente in Dio; sicura dell'aiuto divino, si rassegna ai voleri della Provvidenza. Per quanto Lucia possa sembrare una creatura debole ed ignara del mondo, tuttavia a volte assume una personalità tutta sua, e sa mostrare una forza quasi virile, di fronte alla quale è costretta a cedere la faciloneria troppo pratica di Agnese. Anche quando si trova sola a combattere con i suoi nemici, sa mostrare un suo carattere forte ed agguerrito dal dolore e dalla fede, per cui il male non ha il sopravvento sull'innocenza, dalla quale, per cui il male non ha il sopravvento sull'innocenza, dalla quale anzi emana una luce così vivida che non solo abbaglia il Nibbio, rotto a tutte le violenze, ma addirittura colpisce e trasfigura l'Innominato, della cui conversione proprio la debole e inerme fanciulla è la causa determinante. Anche don rodrigo, il suo infame persecutore, sente un misterioso rispetto per Lucia, tanto che comanda al Griso che non le si torca un capello, e si arrovella il cervello pensando al modo come abbonirla. Così don Abbondio, pur trovando da ridire su tutto e su tutti, nulla può rimproverare a Lucia, dice soltanto che ella è nata per la sua rovina. Malgrado i suoi continui trepidi pudori, propri di una creatura mite e disarmata, non si può dire che Lucia sia un'anima tiepida nel suo amore per Renzo; il Manzoni non ci presenta con frasi forti una passione travolgente, ma con sobrietà ci rivela il suo amore profondo e delicato, riservato e verginale. In molti passi del romanzo ciò viene confermato, e appare chiaramente come anche dopo il voto il suo cuore faceva ancora a mezzo con Renzo, forse più che lei medesima non lo credesse. Ma dove la tempesta scoppia improvvisa è nel lazzaretto, allorché tra lei e Renzo si inizia quel dialogo concitato, in cui appare evidente il tormento di Lucia, la quale si avvede che l'amore, che credeva assopito, insorge nel suo animo con tale veemenza, che ricorre alla preghiera e rivolgendosi alla Madonna col cuore straziato dice: "Vergine Santissima, aiutatemi Voi! Voi sapete che, dopo quella notte, un momento come questo non l'ho mai passato. M'avevate soccorso allora; soccorretemi anche adesso!". Pertanto è lecitochiederci se possa dirsi fredda, o tutt'al più tiepida, un'anima che vive due momenti così angosciosi della sua esistenza: la notte nel castello dell'Innominato, e l'incontro con Renzo al lazzaretto. Dopo le nozze, Lucia, ormai moglie di Renzo e più tardi madre, si rivela meno timida ed impacciata, consapevole dei suoi nuovi doveri, appare donna pratica ed accorta, pur restando sempre la medesima, cioè intimamente fedele ai suoi principi morali ed alle sue convinzioni religiose.
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