Poiché la situazione diviene sempre più grave, il Consiglio dei Decurioni chiede sussidi al governatore e chiede al cardinale arcivescovo che si faccia una processione solenne. Il cardinale non vorrebbe, in quando sarebbe un’occasione di delitto agli untori e di espansione del contagio, ma poi cede. La processione si svolge ampia e solenne per le strade principali della città: vi partecipano tutti i cittadini che ancora si reggono in piedi. Ma il giorno dopo la mortalità aumenta in misura tale che tutti si rendono conto che la processione sia stata un errore. Alla fine, di peste morranno i due terzi della popolazione, circa tremila persone al giorno. Bambini, donne e vecchi furono i più esposti all’epidemia. Nel lazzaretto, che ormai non basta più, è un via vai di malati che vi sono fatti affluire e di morti che vengono avviati alle fosse comuni. La città è attraversata da carri guidati dai monatti, incaricati della raccolta dei malati: si tratta di gente che ha avuto la peste e ne è immunizzata. La popolazione superstite vive nello stato d'animo di chi si vede costantemente e misteriosamente minacciato da un nemico subdolo e potentissimo. Tutti vivono nella paura: dappertutto si crede di vedere degli untori. Tuttavia c’è qualcuno che ragiona, ma deve stare zitto per prudenza. Tra i magistrati regnano lo smarrimento e la confusione. I sospetti si ingigantiscono e su moltiplicano.
| Sequenza |
Tempo |
Luogo |
Personaggi |
Argomento |
| 515 |
narrativa |
4 maggio 1630 |
Milano |
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i decurioni decidono di ricorrere al governatore |
| 516 |
narrativa |
22 maggio 1630 |
campo sotto Casale |
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due decurioni presentano al governatore una richiesta di intervento |
| 517 |
narrativa |
giorni successivi |
Milano |
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una lettera del governatore ai decurioni contiene solo condoglianze ed esortazioni |
| 518 |
narrativa |
giorni successivi |
stesso luogo |
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il cancelliere Ferrer risponde al governatore sottolineando la delusione la delusione per la sua lettera |
| 519 |
narrativa |
qualche tempo dopo |
stesso luogo |
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il governatore trasferisce al cancelliere ogni sua autorità per l'emergenza della peste |
| 520 |
narrativa |
stesso periodo |
stesso luogo |
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i decurioni chiedono al cardinale Borromeo di indire una processione col corpo di san Carlo |
| 521 |
narrativa |
stesso periodo |
stesso luogo |
|
il cardinale Borromeo rifiuta |
| 522 |
narrativa descrittiva |
stesso periodo |
stesso luogo |
|
si trovano ancora muri e porte unti; si crede alle unzioni piuttosto che a cause naturali della peste |
| 523 |
narrativa |
stesso periodo |
chiesa di sant'Antonio a Milano |
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un vecchio che spolvera una panca è linciato dalla folla |
| 524 |
narrativa |
giorno successivo |
esterno del duomo di Milano |
|
tre giovani francesi, studenti d'arte, che esaminano l'esterno del duomo, vengono malmenati dalla folla e trascinati alle carceri; riconosciuti innocenti sono rilasciati |
| 525 |
narrativa descrittiva |
stesso periodo |
contado di Milano |
|
aggressioni nelle campagne contro presunti untori |
| 526 |
narrativa |
poco dopo la 510 |
Milano |
|
i decurioni insistono col cardinale per ottenere la processione |
| 527 |
narrativa |
qualche giorno dopo |
stesso luogo |
|
il cardinale Borromeo acconsente |
| 528 |
narrativa |
8-10 giugno 1630 |
stesso luogo |
|
preparativi per la processione |
| 529 |
narrativa descrittiva |
11 giugno 1630 |
stesso luogo |
|
solenne processione in onore di san Carlo |
| 530 |
narrativa |
12 giugno 1630 |
stesso luogo |
|
il forte aumento delle morti è messo in relazione con la processione, ma la causa è attribuita agli untori |
| 531 |
narrativa descrittiva |
periodo successivo |
stesso luogo |
|
crescita del contagio, dei ricoveri al lazzaretto, dei morti; decimazione della popolazione |
| 532 |
narrativa descrittiva |
stesso periodo |
stesso luogo |
|
gravi difficoltà dei decurioni; creazione del corpo dei monatti, degli apparitori e dei commissari; impossibilità di soddisfare tutte le necessità |
| 533 |
narrativa |
stesso periodo |
stesso luogo |
|
il tribunale della sanità incarica i cappuccini di provvedere alla sgombero dei cadaveri; padre Michele Pozzobonelli con duecento contadini lo esegue in quattro giorni |
| 534 |
narrativa descrittiva |
stesso periodo |
stesso luogo |
|
mancanza di medici e di cibi nel lazzaretto; sussidi dalla carità privata |
| 535 |
narrativa descrittiva |
stesso periodo |
stesso luogo |
|
abnegazione degli ecclesiastici; morte degli 8/9 dei parroci |
| 536 |
narrativa descrittiva |
stesso periodo |
stesso luogo |
|
impegno caritativo del cardinale Borromeo |
| 537 |
narrativa descrittiva |
stesso periodo |
stesso luogo |
|
aumento della criminalità, anche tra monatti e nella forza pubblica; perdita dei vincoli sociali; diffusione della follia |
| 538 |
narrativa |
stesso periodo |
stesso luogo |
|
aneddoto dell'uomo trascinato nel palazzo del demonio, a cui viene chiesto di ungere la città |
| 539 |
descrittiva |
stesso periodo |
stesso luogo |
|
alcuni dotti attribuiscono la peste a due comete e alla congiunzione di Saturno con Giove; fonti letterarie di tale opinione |
| 540 |
descrittiva |
stesso periodo |
stesso luogo |
|
anche medici come il Tadino che s'erano battuti per l'idea del contagio, accettano la teoria delle unzioni |
| 541 |
descrittiva |
stesso periodo |
stesso luogo |
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anche il cardinale Borromeo crede alle unzioni |
| 542 |
descrittiva |
stesso periodo |
stesso luogo |
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pochi continuano a credere che l'idea delle unzioni sia una sciocchezza |
| 543 |
narrativa descrittiva |
stesso periodo |
stesso luogo |
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smarrimento dei magistrati; il cancelliere ordina la perquisizione della villa dei fratelli Monti, sospettati di avere un laboratorio per gli unguenti, ma essa dà esito negativo |
| 544 |
narrativa descrittiva |
periodo dal 1526 al 1630 |
Milano e altre città |
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cenno a numerosi processi contro presunti untori e in particolare a quello di Milano narrato nella Storia della colonna infame |