Promessi Sposi - Capitolo XXVI
Don Rodrigo, avvicina Lucia lungo la strada e scommette con un altro nobile (il conte Attilio, suo cugino) che la ragazza sarà sua. Una scena analoga si ripete il giorno successivo Lucia rivela poi di aver narrato l'accaduto a fra Cristoforo. Dopo che Lucia ha placato le nuove ire di Renzo, Agnese consiglia al giovane di recarsi a Lecco da un avvocato soprannominato Azzecca-garbugli e gli consegna quattro capponi da portare in dono al dottore. Renzo si mette in cammino verso Lecco. Lungo la strada, agitato e incollerito, dà continui strattoni ai capponi che ha in mano: le povere bestie, pur accomunate da un triste destino, si beccano tra loro. Ciò dà l'occasione all'Autore per riflettere sulla mancanza di solidarietà tra gli uomini. Giunto alla casa di Azzecca-garbugli e consegnati i capponi a una serva, Renzo viene fatto accomodare nello studio: uno stanzone disordinato e polveroso in cui spiccano, alle pareti, i ritratti degli imperatori romani, simbolo del potere assoluto. Il dottore lo accoglie indossando una toga consunta che lo fa apparire decrepito quanto i mobili della stanza. Azzecca-garbugli scambia Renzo per un bravo e, per intimorirlo, legge confusamente una grida che annuncia pene severissime per chi impedisce un matrimonio. Credendo che il giovane si sia camuffato tagliandosi il ciuffo che contraddistingue i bravi, si complimenta con lui per la sua astuzia. Vengono poi proposti frammenti di gride in cui si vieta di portare il ciuffo. Renzo nega di essere un bravo, ma l'avvocato non gli crede e lo invita a fidarsi di lui, prospettando poi una linea di difesa. Scoperto l'equivoco, Azzecca-garbugli si infuria e rifiuta ogni aiuto, mettendolo infine alla porta. Lucia e Agnese si consultano nuovamente tra loro e decidono di chiedere aiuto anche a fra Cristoforo. In quel momento giunge fra Galdino un umile frate laico, in cerca di noci per il convento di Pescarenico, lo stesso dove vive il padre Cristoforo. Per eludere le domande del fraticello circa il mancato matrimonio si porta il discorso sulla carestia; fra Galdino racconta allora un aneddoto riguardante un miracolo avvenuto in Romagna. Un cappuccino, padre Macario, dissuade un uomo dal tagliare un noce ormai sterile, predicendo una formidabile raccolta di noci, la metà delle quali avrebbe dovuto essere destinata al convento. Come predetto dal frate, l'albero fruttifica in maniera straordinaria, ma nel frattempo il proprietario è morto e l'erede si rifiuta di donare al convento la parte concordata. A causa di questo rifiuto, le noci raccolte si trasformano in foglie secche. Lucia dona a fra Galdino una gran quantità di noci affinché egli, non dovendo continuare la raccolta, possa recarsi subito al convento ed esaudire la sua richiesta di inviare presso di loro fra Cristoforo. Renzo fa ritorno alla casa di Lucia e racconta il deludente esito del suo colloquio con Azzecca-garbugli. Tra Renzo e Agnese si accende una piccola discussione, subito placata da Lucia, circa la validità del consiglio di rivolgersi all'avvocato. Dopo alcuni sfoghi di Renzo ed altrettanti inviti alla calma da parte delle donne, il giovane torna a casa propria.

Sequenza Tempo Luogo Personaggi Argomento
406 narrativa stessa data stesso luogo gli stessi continua il colloquio
407 narrativa giorni successivi stesso luogo gli stessi altri colloqui tra il cardinale e don Abbondio sui problemi della parrocchia
408 narrativa stessi giorni territorio di Lecco il cardinale Borromeo, gli abitanti interventi caritativi del cardinale
409 narrativa la mattina di uno degli stessi giorni paese di Lucia donna Prassede, il cardinale, Lucia, Agnese donna Prassede rende omaggio al cardinale; prende con sé Lucia per portarla alla propria villa; conedo di Lucia da Agnese
410 narrativa stessa data casa di don Abbondio il cardinale, il curato del paese dell'innominato il curato consegna al cardinale cento scudi d'oro da parte dell'innominato per la dote di Lucia e comunica la disponibilità del signore ad aiutarla
411 narrativa stessa data stesso luogo il cardinale, Agnese il cardinale, convocata Agnese, le consegna il denaro
412 narrativa stessa data casa di Agnese Agnese Agnese contempla le monete e fantastica sul loro impiego
413 narrativa mattina successiva villa di donna Prassede Agnese, Lucia Agnese va dalla figlia e la informa del dono dell'innominato; Lucia trova il coraggio di parlare del voto; le chiede di informarsi di Renzo e di inviargli metà della somma; congedo in attesa di rivedersi l'anno successivo
414 narrativa un lungo periodo di tempo successivo casa di Agnese Agnese Agnese cerca inutilmente di avere notizie di Renzo
415 narrativa stesso periodo arcivescovado di Milano il cardinale Borromeo il cardinale, rientrato a Milano, cerca informazioni su Renzo; gli comunicano che è fuggito nel Levante o in Germania
416 narrativa stesso periodo casa di Agnese Agnese anche Agnese viene informata che Renzo è fuggito nel Levante o in Germania
417 narrativa stesso periodo Milano don Gonzalo di Cordova, l'ambasciatore di Venezia a Milano don Gonzalo convoca l'ambasciatore di Venezia e protesta per l'accoglienza riservata a Lorenzo Tramaglino; l'ambasciatore promette indagini
418 descrittiva attegiamento favorevole riservato dalle autorità veneziane agli operai milanesi
419 narrativa stesso periodo paese di Bortolo Bortolo, un emissario del governo veneziano l'emissario avvisa Bortolo dei pericoli corsi da Renzo
420 narrativa stessa data paese vicino a quello di Bortolo Bortolo, Renzo, padrone di un filatoio Bortolo informa Renzo, lo porta al filatoio di un paese vicino, lo presenta come Antonio Rivolta e lo fa assumere
421 narrativa periodo successivo paese di Bortolo Bortolo, curiosi Bortolo, a chi gli chiede di Renzo, risponde che è scappato e inventa varie storie
422 narrativa stesso periodo stesso luogo Bortolo, un emissario del cardinale all'emissario, che non indica il nome di chi l'ha inviato, Bortolo racconta insieme tutte le storie inventate
423 narrativa stesso periodo Milano e Casale Don Gonzalo don Consalo ha altro da pensare che Renzo

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