Promessi Sposi
Sgomento di don Abbondio
Il capitolo si apre con la figura di don Abbondio, il quale, venuto a conoscenza dell’arrivo dei soldati in paese, cerca spaventato una via di fuga. Ma non riesce a trovarla perché le barche si sono spostate sulla sponda opposta del fiume, i mezzi di trasporto per andare lontano sono spariti e i confini bergamaschi sono presidiati dai cappelletti veneziani, soldati non meno feroci dei lanzichenecchi tedeschi.
Perpetua discute con don Abbondio
Allora don Abbondio cerca di trovare una soluzione facendosi aiutare da Perpetua, ma quest’ultima è indaffarata a nascondere le cose di casa prima di fuggire. Il curato esasperato si affaccia dalla finestra cercando aiuto dai passanti, i quali non gli danno retta perché anch’essi sono impegnati a mettersi in salvo. Quando Perpetua riesce a farsi consegnare i denari dal suo padrone e nasconderli nell’orto, arriva Agnese.
Proposta di Agnese
La donna propone ai due di rifugiarsi nel castello dell’Innominato. Perpetua accetta immediatamente mentre don Abbondio, titubante, si chiede se la conversione del potente signore fosse reale. Le due donne ignorando il curato, il quale le segue, si muovono rapidamente con le gerle cariche di roba sulle spalle. Durante il viaggio don Abbondio brontola contro coloro i quali hanno causato quella guerra. Perpetua invece, pensa alle cose nascoste in casa, rimproverata dal suo padrone, al quale risponde rinfacciandogli di non essere stato di nessun aiuto, anzi di aver continuato ad ostacolarla. Agnese fa da paciera tra i due, ma si lamenta anche lei perché non potrà vedere la figlia come si erano promesse l’anno precedente.
In casa del sarto
I tre, dopo aver abbandonato i sentieri e aver percorso la strada maestra, giungono nel villaggio del sarto. Arrivati alla casa di quest’ultimo vengono ricevuti a braccia aperte. Agnese spiega all’amico di volersi rifugiare al palazzo dell’Innominato, il sarto è pienamente favorevole e le spiega che molte altre persone hanno avuto la medesima idea. Essendo giunta l’ora di pranzo i tre vengono invitati a fermarsi e si mettono a tavola tutti insieme. Durante il pasto il sarto cerca di mostrare a don Abbondio la sua erudizione, parlando di libri, ma il curato ha altri pensieri per la testa. Infatti, non fa altro che assicurarsi della reale conversione dell’Innominato. Viene subito rassicurato dal sarto, il quale gli dice che il castello è divenuto il deserto degli eremiti, in quanto molti bravi sono stati allontanati. Prima del congedo il sarto mostra ai suoi ospiti una stampa rappresentante il cardinale Federigo Borromeo e afferma di poter dire a chiunque che non è somigliante, avendolo lui visto di persona in quella stanza. Il buon uomo, infine, procura per i tre viaggiatori un baroccio, che li condurrà ai piedi della salita del castello..
L’Innominato dopo la conversione
Il Manzoni passa a raccontare la vita dell’Innominato dopo la sua conversione. Il potente signore da allora ha cercato di rimediare al male fatto in passato, aiutando i più bisognosi, girando senza armi e senza scorta correndo il rischio di una vendetta. Ma, nonostante la sua conversione nessuno si era permesso di offenderlo o di fargli del male, in quanto si era umiliato volontariamente. La maggior parte dei suoi bravi ha lasciato il castello per servire altri signori o per arruolarsi nell’esercito. Quelli che accettano la nuova situazione tornano a lavorare i campi o a servire al castello.
Accoglienza dei fuggitivi
Al calare delle truppe tedesche molti fuggitivi cercavano rifugio e protezione nel suo castello. L’innominato accoglie questi e fa spargere la voce che la sua casa è aperta a tutti e che lui è in grado di proteggere l’intera valle. Infatti, crea un esercito, composto dai suoi bravi, e li impegna nella difesa militare della popolazione. Inoltre, fa disporre nel suo castello dormitori e fa portare abbondanti quantità di viveri per tutti. Dunque egli vigila e mantiene l’ordine al castello con la sua sola presenza.

Sequenza Tempo Luogo Personaggi Argomento
448 narrativa autunno del 1629 paese di Lucia, interno della casa di don Abbondio don Abbondio, Perpetua alla notizia dell'arrivo delle truppe tedesche i due si preparano a fuggire; Perpetua cerca di sistemare ogni cosa; don Abbondio continua a lamentarsi
449 narrativa stesso data esterno dalla casa di don Abbondio don Abbondio, i paesani in fuga don Abbondio, affacciato a una finestra, chiede inutilmente aiuto ai suoi parrocchiani
450 narrativa stessa data interno della casa di don Abbondio don Abbondio, Perpetua, Agnese arriva Agnese che propone di cercare rifugio presso l'innominato; la proposta è accettata nonostante le paure di don Abbondio
451 narrativa stessa data campi tra il paese di Lucia e il paese del sarto gli stessi viaggio dei tre; le due donne con le gerla in spalla, don Abbondio col bastone e il breviario; lamenti di don Abbondio; litigio tra don Abbondio e Perpetua
452 narrativa stessa data casa del sarto gli stessi, la famiglia del sarto sosta di don Abbondio, Perpetua e Agnese presso il sarto, il sarto garantisce la conversione dell'innominato; pranzo in compagnia; il sarto esce a procurare un baroccio; congedo
453 narrativa stessa data strada tra il paese del sarto e il castello dell'innominato don Abbondio, Perpetua, Agnese (col barocciaio) viaggio dei tre verso il castello
454 narrativa descrittiva periodo successivo alla 385 castello dell'innominato e territorio circostante l'innominato, gli abitanti del territorio dopo la conversione l'innominato gira senza armi e senza bravi, ma è protetto dalla stima di tutti
455 narrativa autunno del 1629 stesso luogo l'innominato, alcuni fuggiaschi alcuni abitanti, in fuga davanti alle truppe tedesche, ottengono ospitalità presso l'innominato, che estende l'invito a tutti gli abitanti del territorio
456 narrativa stessa data stesso luogo l'innominato, i servitori rimasti l'innominato organizza la difesa del castello e della valle e fa predisporre il castello per ospitare i fuggiaschi

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